lunedì 30 aprile 2012

Un orsacchiotto, mille storie possibili


Metropolitana, linea rossa per Sesto. Tutto come da copione. 
Chi sale e chi scende, chi sonnecchia, chi sbadiglia, chi gioca con l'iPhone, chi legge il solito free press stropicciato. Ci sono i ragazzi svogliati con lo zainetto carico, le ragazzine con i jeans troppo bassi truccate per sembrare più grandi, le donne in carriera che ondeggiano sui tacchi a spillo senza fare una piega e, immancabili, gli uomini anonimi con il nodo della cravatta fatto male e la valigetta abbandonata sulle ginocchia.
Nulla di nuovo, nemmeno stamattina. 
Finché non noto lui.
Siede lì, accanto alle porte del vagone, lo sguardo basso sulle dita che accarezzano un peluche. Non è un barbone, non mi pare, lo deduco dalle scarpe pulitissime. Ha soltanto un sacchetto del supermercato e non distoglie lo sguardo da quell'orsachiotto che nelle sue mani sembra piccolissimo.
Gli rubo uno scatto.
Mi vengono in mente mille storie su quest'uomo goffo dall'aria malinconica. Un figlio che gli ha lasciato il suo orsacchiotto, un figlio lontano, un figlio che non c'è più, oppure nessun figlio, magari una forma di follia che sfocia nella tenerezza. Di sicuro è un uomo pieno di ricordi, non so perché ma ne sono certa.

2 commenti:

betuli ha detto...

Non dev'essere per forza una storia triste però.
O almeno, nelle tristezze della vita, sarebbe bello talvolta che qualcuno si portasse appresso un pezzetto di felicità!

dANNAta ha detto...

è vero Betty!!! però boh... sarà il tempaccio, sarà che avevo sonno, sarà che lui era veramente assorto nei suoi pensieri... alla fine mi sono venute in mente soltanto cose tristi! :)

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