lunedì 6 dicembre 2010

D’ANNAzione del giorno: l’ennesima fiera del lavoro che non c’è


Qualche giorno fa sono andata a Milano al tanto reclamizzato Job Meeting.
Non posso certo dire di esserci andata carica di speranza o curiosa di sapere come si svolgesse il tutto. Non è la prima fiera del lavoro a cui vado a dare un’occhiata, né credevo che sbucasse un ometto in giacca e cravatta e mi portasse in un ufficio già sistemato per me.
Nossignori, non pensavo affatto che sarebbe stata un’occasione davvero utile. Ma in questi casi lascio prevalere l’intraprendenza, mi dico “Non si sa mai” e parto, armata di curriculum e scarpe comode.
Il Palazzo delle stelline permetteva di disporre gli stand delle varie aziende come intorno ad un quadrato, il che non ti fa rendere subito conto di quanti siano in realtà. Ti sembra un po’ un labirinto, poi ad un certo punto ti accorgi che hai già finito il giro e anche questa capatina all’ennesimo Job meeting si è rivelata piuttosto deludente. Sulla carta sono tutte “occasioni da non perdere”, io francamente le trovo una fantastica vetrina per le aziende e stop. Il vero senso della fiera del lavoro è decisamente perso in periodi così difficili.
Chi è stato come me a Milano sa bene che la frase canonica agli stand era “al momento non sono previste assunzioni, non abbiamo posizioni aperte, ma sapete bene che magari in futuro…”. Cooooosa? E allora cosa siete venuti a fare? Senza contare che, nella maggior parte dei casi, nemmeno accettavano il cv cartaceo e rimandavano ad un inserimento online.
Certo, per chi è alle prime armi, per chi è appena uscito dall’università e non sa cosa sia il mondo del lavoro (ma comunque ne avrà sentito parlare, dico io!) è un punto di partenza per capire “il giro del fumo” e sbattere la faccia contro la quintalata di cacca nella quale tra poco affonderà, ma per gli altri?
I quasi-trentenni come me poi erano davvero in tanti. Segnale negativo, troppa concorrenza verrebbe da dire. E invece è quasi una consolazione vedere gente che annaspa alla ricerca di uno stage e si accontenterebbe di mettere da parte la laurea, di puntare sul suo diploma pur di ottenere uno straccio di lavoro che gli lasci mettere ancora in moto il cervello.
Sono tempi duri, ma la faccia di bronzo di certi tizi agli stand lo è ancora di più.
“Non sei facilmente piazzabile”, mi hanno detto sfogliando il mio cv, quasi schifati dalle troppe righe. Non saprebbero dove sistemare una che finora ha cercato di far fruttare le sue competenze e non parte da zero.
Apprezzo allora l’unica persona che mi ha detto la verità: “Sai bene che per chi, come te, fa il giornalista o lavora in un ufficio stampa, non serve tanto guardare se su un sito ci sono posizioni aperte. Contano anche i contatti e cose simili, poi il cv te lo guardano in caso gli serva qualcuno all’improvviso…”.
Triste, ma vero. Com’è vero che davanti ai laureati in Scienze della comunicazione si storce il naso. Per fortuna, nel mio caso, ormai si guardano le esperienze lavorative e poco importa la mia laurea, poco importa un 110 e lode dato in una facoltà di veline e animatori turistici.
E allora mi chiedo: la pubblicità e la comunicazione non sono forse leve fondamentali per far girare l’economia? Non ne abbiamo forse più bisogno che in altri momenti?
Credo di sì. E credo che anche le aziende lo sappiamo. Ma le competenze non servono, meglio continuare a coltivare questa repubblica di stagisti e precari a vita che dopo sei mesi saranno di nuovo a spasso.
Mi piacerebbe che qualcuno prendesse le mie parti, come se fossi un lavoratore di Mirafiori. Per noi laureati non parla quasi nessuno. Per noi giornalisti poi, ancora meno. A chi importa se prendiamo 5 euro a pezzo quando va bene?
Mi piacerebbe anche un’altra cosa. Che per una volta al posto delle aziende ci fossimo noi seduti agli stand. Chissà che puzza di cervello ci sarebbe…

2 commenti:

Serena ha detto...

Ciao Anna, mi chiamo Serena e mi sento tanto come te. Pugliese, giornalista, laurea in comunicazione, stage su stage tra Roma, Milano, Bari e via dicendo, per giunta direttore di periodico locale che campa non si sa come.e da due giorni mandata a casa dopo un'esperienza di stage in agenzia di comunicazione che i capi hanno definito "altamente soddisfacente"... per cui "se vuoi ti rinnovo lo stage, naturalmente gratis, perchè altro in questo momento non posso offrirti". Bene, mi son detta. Quanto è che vi ho fatto guadagnare in questi mesi? Più di quello che sarebbe stato uno stipendio annuale, ma avete altre esigenze economiche da soddisfare? Buon Natale...

dANNAta ha detto...

Ciao Serena!

So bene di non essere l’unica in una situazione a dir poco critica, ma ovviamente consolarsi a vicenda poi non fa crescere il conto in banca, né tanto meno l’ottimismo.

Quando sfogli le pagine del curriculum e ti chiedi “Cos’altro vogliono?” poi è ancora più frustrante. L’ultima porta in faccia me l’hanno sbattuta quelli del servizio civile, che al colloquio mi hanno chiesto più di una volta come mai scegliessi il volontariato e non un lavoro. Roba da far rimanere lì senza parole. “Mi accontento dei vostri 400 euro piuttosto che niente”, avrei dovuto dire. E invece ho inventato qualcosa di buonista, con la consapevolezza che sono ancora in molti a non rendersi conto dello schifo che c’è in giro.

Oppure credono davvero che siamo dei bamboccioni e ci siamo divertiti un sacco a studiare, a laurearci in fretta per arrivare prima, a conquistarci con i denti il primo lavoro, a sbattere la faccia contro decine di porte chiuse…

Insomma, non possiamo che incaxxarci.

Mi chiedo spesso perché i giornalisti non protestino mai. In tv i giornalisti si riempiono la bocca di frasi fatte, dicono di sostenere gli operai sulle gru o i bambini del terzo mondo, ma quelli che vorrebbero vivere del loro stesso mestiere non li considerano mai. Non abbiamo tutele e stiamo anche in silenzio, è pazzesco…

Ovviamente, tanto di cappello agli operai che salgono sulle gru, fosse per me andrei a bruciare tutti i quotidiani in piazza fino a quando non mi permetterebbero di lavorare.
Sappiamo solo scrivere, è peccato?

Spero di sentirti presto, sperando che sotto l’albero ci sia un’occasione più invitante dei torroni e dei cioccolatini… :-)

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