Binario 18. Perché non 17? Per illudermi forse.
Aspetto un treno che, ovviamente, arriverà in ritardo.
Un monitor LG di ultima generazione trasmette in loop tre messaggi pubblicitari. TRE. Ditemi voi la quantità di pazienza che dovrebbe avere un essere umano per resistere mezz’ora senza mettersi ad urlare in preda ad una crisi di nervi.
Intanto, i nuvoloni hanno sostituito sulla mia testa il sole opaco che riscaldava leggermente il marmo grigio su cui mi sono seduta sconsolata, quello che incornicia gli scalini che conducono al sottopassaggio e agli altri binari. Per inciso, io mi sono posizionata proprio sotto ai monitor.
Risultato: quei tre messaggi mi sono entrati nelle orecchie.
Messaggio numero 1: “Anche quest’anno è già Natale…”
E’ la canzoncina triste, tipicamente italiana, con cui la Conad ha deciso di tormentare anche i pendolari. Canta Andrea Mingardi, si addormenta mezza Trenitalia.
Messaggio numero 2: “Lalalà… the numbers are ten”
Vocina femminile stridula per lo spot di 10 e Lotto. Insopportabile è l’unico aggettivo che mi viene in mente.
Messaggio numero 3: Il mondo dei replicanti
Di questo trailer, noi fermi e infreddoliti in attesa di un treno, ne avevamo proprio bisogno. “Mi raccomando gli zigomi” dice quella che presumo sia una delle attrici protagoniste. Pochi secondi dopo, Bruce Willis (quando la smetterà di fare il figo?) prova a terrorizzarci tutti e a ricordarci che un treno poco puntuale è nulla in confronto a quello che potrebbe accadere agli umani: “Sta per succedere qualcosa al mondo dei surrogati”, afferma preoccupato.
Prima di tutto, il Natale è passato da un mezzo, ma guai a pretendere puntualità quando si sta su un binario.
A parte queste sottigliezze, mi viene da sorridere.
C’è chi non arriverà al suo appuntamento, chi scruta il cielo in cerca dei segni della nevicata in arrivo, chi si stringe ancora di più nel suo cappotto.
I monitor non li guarda nessuno, ma siamo tutti avvolti da quei suoni vagamente inquietanti e tutti – sono sicura – vorremmo farli tacere.
Finalmente arriva il treno.
Di fianco a me si siede una signora impellicciata seguita da un’amica. Scopro che ha appena vomitato e ora è in cerca di un sacchetto di plastica “per le emergenze”, così dice.
Anche stavolta guardo fuori dal finestrino e spero solo che il viaggio finisca in fretta.
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giovedì 7 gennaio 2010
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