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giovedì 19 aprile 2012

d'ANNAzione del giorno: In Afghanistan si posa con il kamikaze morto


Uccidi un talebano, o trovi i resti di un kamikaze. Succede, se sei un soldato americano in Afghanistan. Non vedi l’ora di sfogare tutta la tua rabbia contro il nemico della patria per antonomasia, è comprensibile… e cosa fai allora? Fai il cretino, lo trovi divertente, trovi divertente guardare un corpo martoriato, ci scherzi sopra e usi quel che rimane di lui come un pupazzo per farti delle belle foto creative.
Perché? Forse lo incolpi a modo tuo al posto di tutti quelli che ti hanno mandato lì o di tutto il male che esiste al mondo? Ma soprattutto… perché ti sembra divertente un uomo morto con gli occhi sbarrati?
E poi a chi mostrerai quelle foto? Ai tuoi figli, a tua moglie, ai tuoi genitori? Speri che ti dicano “bravo, ottimo lavoro” o che ridano a crepapelle?
Che schifo.



L’articolo completo del Los Angeles Times.

lunedì 9 gennaio 2012

Obbligati ad accorciare frasi e pensieri: protestiamo!

Per anni ti capita di fronte quello che ti dice “scrivi troppo” o “mi piacerebbero frasi più corte” o “tutti questi avverbi?” o “riduci al succo del discorso”… poi, quando ti senti frustrato per le migliaia di righe ridotte all’osso e spersonalizzate, private della tua anima, ti compare davanti agli occhi un articolo come quello che Pico Iyer scrive sul Los Angeles Times.

“The Writing Life: The point of the long and winding sentence”, si chiama così l’articolo, parla di come tutto ormai sia stato ridotto a brandelli, compresa la comunicazione. Siamo abituati ad esprimerci ‘a morsi’, rimpicciolendo le sensazioni per poterle far entrare nella casella che sui social network ci permette di aggiornare il nostro status.

‘A cosa stai pensando?’, chiede Facebook. E noi pensiamo ad una miriade di cose in contemporanea, ma quella casellina ci impone di darci un contegno, di “non sbrodolare”, come dice qualcuno.

Ma se ami scrivere, ami comunicare, ami le sfumature che solo le combinazioni di parole sanno creare, se ami questo e ami il suono della lingua, i giri di parole che sanno centrare il bersaglio e raccontare ogni minimo particolare… bè, allora ti sarà capitato di leggere i tuoi aggiornamenti di stato e riscriverli perché sempre troppo lunghi.

Hai mai pensato di protestare? E’ questo che dice Pico Iyer: usare frasi lunghe per protesta contro il vortice che ci sta investendo.

Una bella soddisfazione…



Link all'articolo: http://www.latimes.com/entertainment/news/books/la-ca-pico-iyer-20120108,0,2137466.story