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martedì 3 aprile 2012

Arriva la Cabina Intelligente: wifi, punto di ricarica per veicoli elettrici… e funziona ad energia pulita!

Qualche tempo fa avevo parlato proprio qui su questo blog della mia nostalgia per le vecchie cabine telefoniche che stanno scomparendo perché inutilizzate.

Oggi invece leggo una buona notizia che – sebbene non scacci la nostalgia – mi fa pensare che il progresso è il rimedio a tutti i mali.

E’ partita infatti a Torino la sperimentazione della Cabina Intelligente di Telecom Italia e il partner Ubi Connected, che vogliono “raccogliere la sfida delle Smart Cities e degli Smart Services” (così fanno sapere in una nota) .

In pratica è sì un telefono ma contiene anche degli schermi lcd, videocamere, e poi il wifi che permetterà di navigare e consultare mappe turistiche o i servizi presenti in città. Naturalmente funziona a monete, ma si può utilizzare la carta di credito (siamo nel futuro, no?).

Ciliegina sulla torta, la cabina è alimentata da un pannello solare ed è anche un punto di ricarica per mezzi elettrici. Inoltre, è partito un Contest perché tutti possano contribuire a migliorarla attraverso le proprie idee.

Purtroppo mi viene da pensare che siamo in Italia e che queste cabine del futuro dovranno vedersela con i vandali del futuro. Già le immagino coperte dalle scritte dei writers, imbrattate, o peggio ancora distrutte. Peccato, perché in fin dei conti non consumano niente e potrebbero davvero essere un servizio utilissimo in città, quando diventa un’impresa trovare una pizzeria, scoprire quale attrazioni visitare nei dintorni o pianificare il proprio itinerario in extremis.

giovedì 22 settembre 2011

d'ANNAzione del giorno: c'era una volta una cabina telefonica

Sarà che mi sembrano una specie di opera d'arte vintage proprio lì, in mezzo al traffico. Sarà che, nel momento del bisogno, potrebbero tornare utili. Sarà che far sparire un oggetto che per decenni è stato preziosissimo non mi pare una buona idea. Un po' per questo, un po' per attaccamento a tutto ciò che mi ricorda l'infanzia e l'adolescenza, sta di fatto che ogni volta che incrocio una cabina telefonica penso che la decisione dell'Agcom di autorizzare Telecom ad abbatterle non mi convince per niente.

Prima o poi – c'era da aspettarselo – il problema si sarebbe presentato: quante volte vengono utilizzate le cabine italiane? I numeri sono imbarazzanti. Dal 2001 vengono utilizzate il 90% in meno e, da 8 di quelle ancora utilizzate, vengono effettuate soltanto 3 chiamate al giorno.

Basta questo a giustificare la decisione di eliminare quelle superflue, eppure sembra un omicidio. Immediatamente mi tornano in mente tutte quelle volte che, tanto tempo fa, mi sono riparata dentro la mia cabina in attesa dell'autobus quando faceva freddo. O quando aspettavo un'amica in ritardo e chiamavo casa sua per capire se almeno fosse già uscita. O semplicemente quando ci si dava appuntamento “dalla cabina”. E poi le situazioni in cui la cabina era indispensabile per avvertire mamma e papà che sarei rientrata più tardi del solito. “Non aspettatemi per cena”, tutto qui, perché poi le 200 lire finivano subito e le 500 erano troppe per dire soltanto qualche frase e un saluto.

C'erano ancora le lire, prima ancora i gettoni, c'era la coda per telefonare a volte. Poi c'erano le schede telefoniche e chi le collezionava. Il passo successivo sono state le nuove cabine, più moderne, quelle ancora in piedi, da cui si possono mandare anche gli sms. Ci vuole un bel po' per scrivere tutto il messaggio, somigliano ai primi cellulari, ma a me qualche volta è capitato di servirmene quando dimenticavo di ricaricare.

Bè, mi viene una gran nostalgia se penso che 130 mila cabine saranno abbattute. Per chi volesse salvarne una, è possibile inviare una segnalazione all'Agcom, scrivendo a cabinatelefonica@agcom.it.

In ogni caso, quelle abbattute potrebbero presto diventare un reperto, il simbolo della comunicazione dei tempi andati, perfetto per essere messo in un angolo del giardino in memoria della fatica immane compiuta per sentire la voce della persona amata, dei familiari lontani, quando ancora ci si scrivevano lunghe lettere e non ci si poteva guardare a qualsiasi ora attraverso uno schermo.